Salute digitale: la vera sfida dei medici
- 9 mag 2018
- Tempo di lettura: 2 min
Lo leggete, lo sentire in giro, lo trovate anche qui. La salute digitale consente di migliorare le cure, riducendo i costi. E se questo è importante per i pazienti, lo è ancora di più per le organizzazioni sanitarie.
Comprensibilmente, però, le difficoltà non sono poche.
Da una parte, non possiamo non considerare i "tempi tecnici", cioè i tempi (lunghi) relativi all'effettiva adozione in ambito sanitario delle nuove tecnologie, per altro in contrasto con quelli (molto più rapidi) dell'innovazione tecnologica. Ma dall'altra? La questione è più complessa e non dipende solamente dai (fisiologici) tempi di adattamento personali e burocratici.
Cresce la necessità di un altro tipo di cambiamento
Un cambiamento nel modo in cui il medico si relaziona al paziente, nel modo in cui il medico pensa il proprio ruolo in relazione al paziente. Nell'era digitale, dove l'accesso alle informazioni è pressoché illimitato, un approccio cosiddetto tradizionale - spesso definito come distante e paternalistico ("io, curante, so e decido cosa penso sia meglio per te") - si rivela sempre meno preparato a fronteggiare bisogni personali e situazioni di cura sempre più complessi. Nell'era digitale, i professionisti della salute non possono più sottrarsi alla necessità di fondare la relazione di cura su: una cultura del consenso autentica (e non come pratica vuota, da cui origina la medicina iper-difensiva) e su un modello co-partecipato di costruzione della salute.
Un nuovo modello relazionale
In questo senso, sapersi relazionare con i pazienti significa essere consapevoli dei bisogni informativi ed emotivi delle persone ed essere in grado di rispondervi in maniera empatica.
In altre parole, significa formare i medici a mettere in campo competenze personali di comunicazione, empatia e ascolto attivo, per uscire definitivamente dall'"impasse" per cui un medico distaccato è un medico migliore.
In conclusione, le tecnologie applicate alla salute possono contribuire a migliorare la sanità,
SE accompagnate da un cambiamento nella cultura della relazione di cura e del ruolo del medico. E i medici possono ancora provare ad immaginare un nuovo ruolo in ascolto dei pazienti, dei cambiamenti...e di se stessi.






















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