Guida per genitori e caregiver di adolescenti trans o gender variant
- 30 apr 2024
- Tempo di lettura: 3 min
In generale non ho una grande passione per le guide, ma ogni tanto mi capita di ricevere richieste del tipo "mio figlio/mia figlia, mi ha rivelato di essere trans [o di non riconoscersi in un genere binario/assegnato alla nascita]...e adesso?".
Poi le risposte cercano di essere personali tanto quanto le domande e le storie, ma di solito nel mio caso comprendono i punti che riporto sinteticamente in questo post.
Premessa: scrivo adolescenti, ma credo che il discorso resti valido anche in caso di persone più piccole o più grandi e per chiunque entri in contatto con loro: insegnanti, istruttori o allenatori, recruiter, colleghi/e e datori/datrici di lavoro...a mio avviso perfino per gli sconosciuti!
1. Mettetevi in ascolto
Forse - come adulti e/o persone care - vi sentite perplessi, sconvolti, preoccupati. Disorientati. Insieme a tutti questi possibili e comprensibili sentimenti di incredulità, incertezza, vergogna, perdita, una rivelazione di questo tipo (“coming out”) necessita innanzitutto di rispettosa e curiosa accoglienza. Rappresenta un punto di arrivo, verosimilmente l'esito di un percorso di scoperta di sé lungo e laborioso, ma è anche un punto di partenza.
2. Esplorate e acquisite consapevolezza
Quali sono i vissuti, i desideri e le aspettative che la persona che ha fatto coming out porta rispetto alla propria identità ed espressione di genere? Sono presenti specifiche sofferenze specifiche, ad esempio a livello corporeo e/o socio-relazionale, legate all'incongruenza di genere? Per rispondere a queste domande si può valutare la possibilità di un percorso psicologico, all'interno del quale dare spazio ai propri vissuti - degli adolescenti, ma anche dei familiari! - e conoscere le diverse opzioni a disposizione, le strade più o meno desiderabili e percorribili, in modo da fornire anche un adeguato consenso informato (rischi compresi) rispetto a quello che è il proprio personale percorso di affermazione di genere (es. assunzione terapia farmacologica, interventi medico-chirurgici, ecc).
3. Attivate la rete sociale
Nel frattempo, se la persona trans lo desidera o lo ritiene sostenibile, può essere importante coinvolgere la rete sociale intorno (scuola, associazioni sportive, ecc.) al fine di aumentare gli spazi di riconoscimento, validazione, autenticità e condivisione, proteggere la salute e il benessere psico-sociale e contrastare potenziali esperienze negative (es. stress, ansia, depressione, bullismo omotransfobico, ritiro sociale e/o scolastico, ecc). Uno strumento utile in tal senso può essere la carriera alias, che come affermano Agedo e Genderlens costituisce un "accordo di riservatezza tra scuola, studente e famiglia (se minorenne) che permette di inserire nel registro elettronico il nome scelto dalla persona transgender al posto di quello anagrafico".
4. Continuate ad accompagnare Infine, sempre se desiderato, la persona trans (insieme ai genitori, se minorenne) può scegliere di avviare un graduale e personalizzato percorso di affermazione di genere che può includere varie forme di transizione a livello sociale, medico-chirurgico e legale. NB: Anche se spesso richiesta dagli specialisti (es. endocrinologi/ghe, chirurghi/ghe), l’eventuale diagnosi di disforia di genere, che può essere rilasciata da uno/a psicologo/a o da uno/a psichiatra, non risulta formalmente obbligatoria per accedere ai trattamenti medico-chirurgici per l'affermazione di genere (terapia ormonale, interventi di chirurgia, ecc). Come suggerisce InfoTrans, risulta invece necessario, in sede legale e di rettifica del genere e dei documenti, produrre una "documentazione psico-diagnostica e medica che attesti la disforia di genere della persona, nonché la irreversibile immedesimazione nel genere percepito e la eventuale trasformazione corporea avvenuta".
Bibliografia e altre risorse utili:
- AGEDO
- WPATH – Standard of Care per la salute di persone trans e di gnc

































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