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Salute digitale ed empatia: la ricetta di Immunità Solidale per comunicare i vaccini

  • 8 mag 2019
  • Tempo di lettura: 3 min

L'impiego del digitale nel settore della salute (aka salute digitale) sta cambiando sia i servizi, sempre più accessibili e sostenibili sia per gli utenti che per le organizzazioni, che il nostro modo di approcciarci alle questioni di salute.

Solo grazie a internet (per fortuna!) abbiamo a disposizione sempre più informazioni che

riguardano i diversi modi di occuparsi della propria salute. Non sempre, però, siamo in grado di tradurle in conoscenza e competenze reali.

Abbiamo – e avremo ancora – bisogno della guida e della relazione con i professionisti sanitari. Dal canto loro, questi devono imparare ad avere a che fare con pazienti più esposti al sapere medico-scientifico, potenzialmente più consapevoli e soprattutto desiderosi di stabilire un rapporto di fiducia alla pari, non dal punto di vista delle competenze (il medico ne saprà sempre di più), quanto della possibilità di scegliere e costruire insieme un percorso personale di salute.

Ne ho parlato con Antonio Di Mauro, pediatra barese, che a novembre 2018 ha creato “Immunità Solidale”, pagina Facebook dedicata alla salute pediatrica e, in particolare, all'informazione sui vaccini. Gli stessi vaccini che, insieme al movimento contrapposto dei no-vax, sono diventati il simbolo dell’urgente necessità di rifondare il modo di fare cultura e divulgazione medico-scientifica.

Dicono che la scienza sia di pochi, ma neppure questo potrebbe assolverci dalla responsabilità, etica, di comunicarla e renderla accessibile a tutti. Non possiamo eludere le domande dei meno esperti, non possiamo più evitare di prendere in carico tale complessità.

E: Ciao Antonio e benvenuto! Com’è nata Immunità Solidale e qual è il suo obiettivo?

A: La pagina “Immunità Solidale” è nata per puro caso! Lo scorso 11 novembre i media parlano di un focolaio epidemico di morbillo a Bari. Come ogni pediatra della mia città, ho ricevuto centinaia di chiamate da parte di genitori spaventati da quello che apprendevano dalla tv. Ad ogni telefonata l’indicazione è diversa, in base al caso, mentre per tutti il concetto da sottolineare è sempre lo stesso: l'immunità di gregge, termine, però, che in pochi sembrano conoscere o comprendere appieno… Allora sono entrato su Facebook e ho scritto un post in cui spiegavo l’immunità di gregge (cioè la protezione di gruppo che raggiungiamo quando la maggioranza della popolazione si vaccina) chiamandola proprio immunità solidale.

L’idea era di cancellare un termine come “immunità di gregge”, che può far sentire le persone delle pecore senza cervello, e di sostituirlo con “immunità solidale”, che rimanda alla possibilità di agire da persone con un cuore. In pochi minuti il post viene condiviso da più di 25.000 persone: io vengo inondato di messaggi e richieste da tutta italia, ne parlano i giornali e le tv. L’immunità solidale era diventata virale. Decido così di aprire una pagina pubblica in cui parlare di vaccini e pediatria cambiando registro, abbandonando il “medichese” e adottando un linguaggio comprensibile a tutti!

E: Secondo te qual è stato, se c’è stato, il problema nella comunicazione dei vaccini?

A: L’errore è stato della classe medica. Per troppo tempo abbiamo snobbato e abbandonato le piazze reali – e virtuali – pensando che bastasse un atteggiamento paternalistico perché la gente ci seguisse. Non è così! Bisogna dare spiegazioni, bisogna accompagnare le persone nei percorsi decisionali sulla salute personale e collettiva. E poi…bisogna dare l’esempio!

E: Secondo te siamo di fronte ad una “crisi di fiducia” nei confronti della medicina? Cosa possiamo fare, in qualità di professionisti della salute, per recuperare? A: Dobbiamo tornare ad essere figure autorevoli. Per farlo bisogna essere buoni professionisti e saper comunicare bene le proprie conoscenze, ad esempio – ed è fondamentale! – contribuendo alla lotta alle fake news! Non sempre è facile riconoscere una notizia vera o una fonte scientificamente affidabile. Dobbiamo favorire questa capacità e diffondere informazioni valide, ma accessibili.

E: Io credo che il tuo progetto intercetti un grande bisogno di “comunicazione della medicina” e che vi risponda in maniera empatica ed efficace. Qual è per te la sfida principale per chi decide di fare divulgazione medico-scientifica e quale caratteristica non può proprio mancargli? A: La vera sfida è mettersi in gioco, scendere dal piedistallo delle nostre cattedre e scrivanie e tornare a parlare con le persone sia nella vita reale che in quella virtuale. Questa di “immunità solidale” è una bellissima esperienza per me, gratificante dal punto di vista professionale, ma anche umano. Ricevo tanti apprezzamenti dalle famiglie, ma anche qualche attacco. Quindi la caratteristica che proprio non può mancare è…il coraggio!

 
 
 

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