Quando la medicina narrativa incontra la salute digitale
- 2 mag 2018
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La medicina narrativa è quella branca medica che utilizza il racconto della malattia come strumento per migliorare le cure e la relazione medico-paziente. Ed è in forte espansione - scrive Ansa - perché, oltre a questi benefici, saper usare le narrazioni (dei pazienti, ma anche degli operatori) permette alle organizzazioni sanitarie di risparmiare.
Un'espansione che, anche nella pratica clinica, risulta favorita dall'incontro con la salute digitale e dal sempre maggiore impiego delle tecnologie in campo sanitario.
È il caso di Digital Narrative Medicine, il progetto tutto italiano che si propone di fornire ad ospedali ed altre associazioni di professionisti o pazienti una piattaforma digitale (simile a un "diario") volta a raccogliere tutti quegli elementi trascritti dall'utente, legati ai vissuti personali intorno alla malattia e alle terapie, che incidono sul processo di cura.
Trarre queste informazioni dalle narrazioni è doppiamente utile: da un lato, ad integrare la visione del paziente da parte del singolo medico e ad alimentare la ricerca scientifica; dall'altro, a facilitare l'alleanza terapeutica ed una relazione medico-paziente più efficace e caratterizzata da ascolto ed empatia.
Il 26 aprile a Foligno, nel corso della giornata a tema "Le narrazioni in oncologia". sono stati presentati i primi risultati dello studio pilota condotto nel reparto oncologico dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma. In generale, sia medici che pazienti hanno indicato un buon livello di fattibilità e utilità dell'iniziativa. I medici hanno maggiormente apprezzato la possibilità di cogliere aspetti della cura altrimenti difficilmente rilevabili (ad esempio l'impatto della terapia oncologica sulla quotidianità) e l'occasione di una crescita personale.
I pazienti, invece, hanno fatto riferimento alla possibilità di esprimersi, di ottenere un rapporto più personalizzato ed una maggiore continuità delle cure tra un accesso e l'altro.
Concludendo, questi primi dati sono incoraggianti, ma vi è la necessità di implementare a livello organizzativo delle pratiche che diano: al paziente, maggior riscontro del valore della propria narrazione e, all'operatore, maggior supporto nella gestione dell'inevitabile carico emotivo.






















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