L'omosessualità NON è una malattia
- 4 dic 2017
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Di qualche giorno fa la notizia dell'archiviazione delle accuse rivolte a Silvana De Mari, medico e psicoterapeuta particolarmente nota sul web, a seguito delle sue affermazioni circa l'omosessualità e la relativa attività di "cura" delle persone omosessuali (qui l'articolo).
L'omosessualità, però, non è qualcosa da curare.
Negli ultimi 30-40 anni la comunità medico-scientifica si è confrontata sul tema giungendo definitivamente a dichiarare l'omosessualità una delle possibili varianti dell'orientamento sessuale umano e non più l'esito di un evento traumatico o di dinamiche familiari disfunzionali.
Inoltre, grazie al contributo del filone di ricerca denominato "studi di genere", si è riusciti a riconoscere l'impatto che una cultura "eteronormativa", in cui cioè l'eterosessualità viene considerata l'unica opzione normale (dunque sana) e i modelli sessuali e di genere risultano rigidamente stereotipati, può avere sullo sviluppo personale ed interpersonale delle persone che non rientrano in questi canoni.
Quanto deve essere difficile scoprirsi ed essere omosessuali in un mondo che non fa ribadire quanto sia giusto essere attratti da partner del sesso opposto?
In questo senso, le persone omosessuali, specie le più giovani, possono sentirsi spesso sole, sbagliate, prive del supporto della famiglia o dei pari, addirittura costrette a nascondersi o a "sdoppiarsi" per mantenere segreta la loro vera identità.
Questa è la sofferenza associata - e non causata! - alla condizione omosessuale degna di attenzione e supporto clinico. Il suo nome è omofobia interiorizzata e il suo trattamento - in linea con le recenti Linee Guida per il lavoro psicologico con persone omosessuali - non ha a che fare con alcun tentativo di cambiare l'orientamento sessuale, riparandolo o riconvertendolo ad una presunta norma(lità).
Etero o gay, siate voi stessi. Se c'è qualcosa che ve lo impedisce o pensate di non riuscirci, chiedete aiuto.





















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